Sembra assurdo ma è così: la Banca d’Italia sta cercando di reintrodurre l’anatocismo bancario

By | 16 Settembre 2015

urlo di moon“Sembra assurdo ma è così: la Banca d’Italia sta cercando di reintrodurre l’anatocismo bancario.

Di che cosa si tratta? Ipotizziamo di aver chiesto un prestito da 1.000 euro in banca con un tasso del 10%. Dopo 12 mesi saranno maturati interessi per 100 euro. Il secondo anno l’istituto di credito dovrebbe calcolare ancora gli interessi residui sulla base del 10% di 1.000 euro. Alla fine del secondo anno, quindi, il debito totale (comprensivo degli interessi) dovrebbe essere di 1.200 euro. Ma se, come vorrebbero fare gli istituti di credito, gli interessi del secondo anno venissero conteggiati non sulla somma iniziale (1.000 euro) ma su quella comprensiva degli interessi maturati (1.100 euro) alla fine del secondo anno ci troveremmo a pagare 1.2010 euro. Si dirà: ma 10 euro sono poca cosa. E’ vero ma, se si moltiplica la cifra per tutti i finanziamenti che ogni anno vengono concessi, si arriva facilmente all’ordine dei miliardi di euro.

Il Cicr (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio), con la proposta di delibera relativa all’art. 120 del Testo Unico Bancario è pronto a reintrodurre l’anatocismo, così come richiesto da Bankitalia e dagli istituti di credito. Eppure, fin dal 1999 la Core di Cassazione (sentenza 2374/99) aveva stabilito la nullità delle clausole anatocistiche nei contratti di conto corrente. Ma poco dopo il legislatore (dlgs 342/99) legalizza l’anatocismo, purché sia reciproco, cioè sia per gli interessi a debito che per quelli a credito. Però sui contratti di conto corrente, in cui gli interessi attivi sono dello 0,25% e quelli passivi del 10-15%, la disparità appare subito evidente.

Fino al 2013 i consumatori hanno cercato in ogni modo di far condannare l’anatocismo e la Cassazione, ancora una volta, si è ripetuta vietandolo.

Finalmente, con la legge 147 del 27 dicembre 2013, si precisa che nelle operazioni bancarie gli interessi possano essere calcolati esclusivamente sulla sorte capitale (cioè la cifra prestata inizialmente).

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Analizziamo ora la proposta di Bankitalia al CICR. Innanzitutto cerca di dare una dignità alla sua impostazione: “La proposta di delibera è accompagnata da una Relazione sull’analisi di impatto della regolamentazione; lo studio si è incentrato su quei profili non compiutamente definiti dal legislatore e che, pertanto, compartano l’esercizio di una scelta discrezionale”. Ecco la giustificazione per ripetere l’esperienza di svuotamento della legge già fatta con le “istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi e disposizioni correlate”. La reintroduzione dell’anatocismo è contenuta nell’art.4 e 5 della proposta. “Ai commi 2 e 3: si stabilisce che gli interessi siano contabilizzati su base almeno annuale e infrannuale e di dare attuazione al divieto di capitalizzazione tramite l’esistenza di due distinte “poste”, ciascuna contraddistinta da un regime proprio: quanto contabilizzato sub specie di interessi rimarrà improduttivo di ulteriori frutti, mentre le somme iscritte a capitale continueranno a produrre frutti”. E fin qui sembra tutto come la legge stabilisce. Ma ecco pronta la legittimazione dell’anatocismo: “il comma 4 prevede che gli interessi, attivi e passivi, divengano esigibili trascorso un termine di sessanta giorni (eventualmente modificabile in favore del cliente). In questo modo il cliente ha a disposizione un lasso temporale adeguato per pagare il debito da interessi senza risultare inadempiente”.

Se il cliente nei 60 giorni non riesce a pagare gli interessi, una volta che gli interessi siano divenuti esigibili, il cliente e la banca possono pattuire – al fine di evitare il pagamento della mora o l’avvio di azioni giudiziarie – il pagamento degli interessi con addebito in conto a valere sul fido (con conseguente produzione di interessi su quanto utilizzato per estinguere il debito da interessi).

In questo modo, soprattutto nelle città sedi delle grandi banche, i tribunali avranno la facoltà di giustificare nel primo grado di giudizio l’applicazione dell’anatocismo facendo prevalere ancora una volta scorrettamente le norme amministrative sulle disposizioni di legge.

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Per capire ancora meglio il problema abbiamo rivolto qualche domanda all’avvocato Biagio Riccio, della Fondazione SDL, e a Giovanni Pastore, imprenditore che ha in corso da tempo molte cause con le banche.

 

Dott. Pastore, può darci una dimensione quantitativa del fenomeno?

Nonostante il divieto operi ormai da ben 20 mesi, tutte le banche hanno continuato ad applicare interessi anatocistici che per il 2014, secondo stime largamente condivise, hanno comportato l’addebito di interessi illegittimi in oltre 2 miliardi di euro.

 

Avvocato Riccio, perché sostiene che la proposta di Bankitalia va contro la legge?

Prestando la mia opera professionale, tramite la Fondazione SDL, per centinaia di aziende e famiglie in cause bancarie, potrei essere tacciato di partigianeria. Preferisco citare due ordinanze collegiali del Tribunale di Milano, datate 25 marzo e 3 aprile 2015. Preciso che si tratta di un Tribunale e di una sezione (la VI dello stesso Tribunale) pesantemente schierata a favore delle banche, ma che in questo caso ha saputo ritrovare il filo del rispetto del diritto. Ripercorriamo un brano dell’ordinanza: “… il dato normativo è lapidario, laddove precisa che gli interessi non possano produrre ulteriori interessi, che viceversa vanno conteggiati solo sulla sorte capitale. La norma, pertanto, non potrebbe limitare la portata o disciplinare diversamente la decorrenza del divieto, pena, diversamente opinando, ammettere che una norma primaria possa in tutto o in parte, o anche solo temporaneamente, essere derogata da una disposizione secondaria ad essa sottoordinata. …Non potrebbe neppure essere condivisa la tesi che vorrebbe rimettere al successivo intervento del C.I.C.R. la stessa interpretazione del nuovo secondo comma dell’art. 120 TUB, in quanto così facendo, si vorrebbe attribuire a un organo del potere esecutivo il compito di attribuire significato a un atto legislativo, in palese violazione dei più elementari principi in materia di separazione dei poteri dello Stato.

 

Dott. Pastore, ma questa storia non avrà mai fine?

Le banche italiane devono allinearsi a quelle europee nei tassi, nelle condizioni, del rispetto delle regole. Deve nascere una riflessione, a partire dalle fondazioni proprietarie, sull’esigenza di essere europee nel rapporto con i consumatori. Sono almeno due decenni che in Italia, nel liquefarsi degli altri poteri forti (grande industria, partiti politici) il potere finanziario è rimasto intatto e sostanzialmente incontrastato. Il risultato è che, in assenza del bilanciamento e dei contrappesi, famiglie ed aziende pagano il denaro ad un prezzo sproporzionato rispetto all’Europa.”


Per il post di cui sopra ringraziamo la Fondazione SDL per averci concesso di pubblicare l'articolo con l'intervista all'Avv. Biagio Riccio e al Dott. Pastore.

Buona Vita!

Gianmario

anatocismo usura anomalie bancarie

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