Alcuni casi di (IN) GIUSTIZIA bancaria

By | 27 Maggio 2015

ingiustiziaAlcuni articoli fa  abbiamo scritto  che la legge sull’usura è molto chiara e non si presta quindi a molte interpretazioni. Ci sono però, purtroppo, casi in cui la giustizia si comporta palesemente  in contraddizione. Ne citiamo alcuni esempi lasciando al lettore la libera interpretazione.

UDINE: Il Tribunale non è d’accordo sulla “tesi” della sommatoria. Quando poi i casi riguardano una certa società di leasing il Tribunale non è d’accordo neanche sul fatto che la perizia va a calcolare l’usura effettivamente applicata e calcolata, rivedendo rata per rata tutta la vita del contratto.

I giudici di Udine rigettano in maniera decisa le richieste dei clienti senza nominare nemmeno un perito per verificare se “per caso” questi imprenditori potrebbero avere un po’ di ragione…

Poi a un tratto si apre uno spiraglio, un giudice valuta le richieste di un imprenditore e condanna una società di leasing a risarcire 300.000€ (alla faccia…!).

Erano tanto diverse le altre richieste fin qui rigettate?

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Questo giudice è forse un pazzo?

Forse sì, perché, a detta degli avvocati che che frequentano quel Tribunale, è stato “fortemente” ripreso dai sui colleghi giudici.

Sarà stato un caso isolato subito riportato “nei giusti” binari? Solo il tempo lo dirà.

PADOVA: Un giudice non solo non accoglie la richiesta fatta da un sottoscrittore di un mutuo che in base alla legge era usuraio, ma condanna anche il cliente al pagamento di una “penale” pari al quintuplo delle spese legali per aver “sovraccaricato gli uffici di lavoro inutile” definendo la tesi della sommatoria dei tassi come una “mostruosità”.

Negli stessi mesi alcuni suoi colleghi hanno invece accolto la mostruosa tesi e dato ragione a dei cittadini italiani che, basandosi sulla legge italiana, avevano chiesto a dei tribunali italiani di far valere i propri diritti. Stiamo parlando dei giudici di FIRENZE, PADOVA stessa, PORDENONE, ENNA, CAGLIARI, VENEZIA e molti altri.

E’ un pazzo il giudice di Padova? Sono pazzi tantissimi tantissimi atri suoi colleghi in giro per l’Italia?

TREVISO: Imprenditrice fa fare una perizia in base alla Legge 108 del 1996 e all’art. 644 del codice penale.

Saltano fuori quasi 30.000€ di usura oggettiva applicata dalla sua amata banca. L’imprenditrice chiede al giudice di poter vedere riconosciuti i suoi diritti e cita la banca in giudizio. Qui il giudice non rigetta subito l’istanza, la accoglie e nomina addirittura il C.T.U., cioè il Consulente Tecnico d’Ufficio: un perito super partes che viene incaricato di redigere una perizia secondo le indicazioni del giudice.

Ma ecco che qui viene il bello della storia: il giudice ordina al CTU di redigere perizia sulla base della circolare di Banca d’Italia!! IL giudice ha detto quindi che la LEGGE ITALIANA NON CONTA NULLA, quel che conta sono le circolari emesse da un’istituzione che è di completa (95%) proprietà delle Banche!! ASSURDO!!

E allora adesso indovinate che perizia è venuta fuori? GIUSTO! Non c’è più traccia di usura oggettiva! CHE STRANO!

Qui mi permetto di fare un commento: “è come mettere Dracula a fare le analisi del sangue in ospedale”!

Scusate la battuta.

Cosa possiamo dedurre da questi tre casi? Non mi esprimo fatelo voi con i commenti che vorrete scrivere. Io dico solo che per fortuna ci sono moltissimi giudici che pur “liberi di fronte alla legge” la applicano senza tener conto delle convenienze… e per fortuna questi giudici sono la maggioranza e riusciranno nel temo a far sparire quei, per fortuna pochi, casi di (IN)GIUSTIZIA BANCARIA.

 

Buona vita!

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